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Fischer Iván

INCARNA da anni lo spirito mitteleuropeo Iván Fischer, fondatore/direttore dall'83 della Budapest Festival Orchestra a cui tocca la doppia inaugurazione di MiTo, stasera a Torino e domani alla Scala. Compositore, effervescente animatore culturale (le sue iniziative di rilancio del complesso hanno fatto lievitare il pubblico), Fischer è cresciuto in una famiglia di musicisti e intellettuali ebrei. Non a caso un anno fa la sua opera battezzata proprio nella nataleBudapest, The Red Heifer (Lagiovenca rossa), fu vista come denuncia contro l'intolleranza verso le minoranze e il ritorno in Ungheria dell'antisemitismo.

Maestro Fischer, che significato assume il suo concerto a Milano in ricordo di Claudio Abbado?

“Un significato forte, con Claudio condividevamo la stessa matrice musicale. Siamo stati allievi di Hans Swarowsky a Vienna, anche se lui aveva iniziato alla fine degli anni ’50, quando io ero ancora bambino. Non solo, io da piccolo cantavo a Budapest e anche lui per un certo periodo si fece ammettere nel coro viennese del Musikverein, per allargare i suoi orizzonti sonori”.

Come mai ha scelto due Sinfonie di Brahms?

“Brahms è un autore fantastico che racchiude l’essenza dell’Ottocento austroungarico e tardo romantico. Porto la Terza e la Quarta perché sono quelle che amo di più”.

Cosa ricorda della sua infanzia in un ambiente di intellettuali ebrei?

“La mia era una famiglia orientata fanaticamente verso la musica, ma immersa anche nel teatro e nella letteratura. Mio padre Sándor componeva musiche di scena, dirigeva l’Orchestra della Radio e suonava il violino. Mio fratello Adám (più grande di due anni) si era messo a suonare il pianoforte, così io decisi di fare qualcosa di diverso e scelsi il violoncello. Peraltro i miei venivano da un periodo molto travagliato: papà aveva perso il lavoro, quando i nazisti erano saliti al potere”.

E’ singolare che in famiglia oggi ci sia anche un altro importante direttore, suo fratello.
“Sì, in fondo è una cosa divertente. Tra noi c’è un contatto eccellente, privo di qualsiasi competitività. Da bambini abbiamo debuttato insieme ateatro, comegenifanciullidel Flauto Magico e adesso spesso ci scambiamo idee, programmi e progetti. Ma in famiglia c’è pure György, nostro cugino, che dirige”.

Lei da guida artistica ha dato anche una nuova immagine alle stagioni della sua orchestra di Budapest.

“Sì, mi sono molto divertito a far nascere tante iniziative per allargare il pubblico. Ci sono i “cocoa concerts” per bambini, i concerti di mezzanotte per studenti e quelli a sorpresa, senza un programma annunciato. Hanno tutti un successo enorme”.

Ha qualche passione al di fuori della musica?

“Sì, almeno tre: il tennis, gli scacchi e il bridge”.

Az interjú fordítását hamarosan olvashatják.