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L’interesse principale del programma concertistico proposto da Ivàn Fischer nell’appuntamento della stagione del Lingotto di Torino, era senza dubbio quello di poter ascoltare una delle composizioni orchestrali più ambiziose dell’Ottocento tedesco, e tutto sommato di raro ascolto, quella Sinfonia Faust di Franz Liszt che tanto aveva entusiasmato Richard Strauss e Bela Bartòk, e che Richard Wagner aveva... saccheggiato a piene mani (Tristan e Walküre fanno capolino qua e la...). Fischer l’ha eseguita senza il Chorus Mysticus aggiunto in un secondo momento dall’autore, ma anche solo con i tre movimenti originari, ognuno ispirato ad uno dei personaggi principali del capolavoro di Goethe (Faust, Margherita e Mefistofele) il lavoro si presenta poderoso con la sua durata che supera l’ora, complesso nel trattamento del materiale tematico, e totalmente imprevedibile nella struttura.

E’ proprio la visionarietà della sinfonia lisztiana ad essere colta al meglio da Ivàn Fischer. Il direttore ungherese narra con passo serrato consentendo ai Leitmotiv di ergersi come personaggi di una vera e propria opera teatrale non solo infarcita di stimoli letterari, ma anche in grado di evocare immagini pittoriche e, perché no, cinematografiche. Fischer è elettrico e trascinante senza essere enfatico, e senza rinunciare al bel suono della sua orchestra, una formazione tecnicamente agguerrita e duttilissima, ma l’estroso direttore ungherese sa anche trovare la giusta tensione negli attimi in cui le frasi musicali si dipanano sospese e misteriose, come ad esempio nelle prime “tristaniane” battute del movimento d’esordio. E dopo un secondo episodio più trasparente, in alcuni frangenti quasi cameristico, la ridda frenetica della sovrapposizione tematica porta ad una vorticosa conclusione salutata dall’ovazione del pubblico.

La prima parte del concerto, invece, aveva visto come protagonista l’oboista francese François Leleux, che aveva eseguito le insipide, ed inutili, Variazioni su un tema della Favorita del compositore siciliano Antonio Pasculli (variazioni sulla donizettiana“Dolce zeffiro, il seconda” con una breve evocazione anche di“Spirto gentil”), terreno di sfoggio virtuosistico e di sana cantabilità italiana, e il Concerto K 314 di Mozart, interpretato con musicalità sopraffina e ricchezza coloristica. Qui, un attentissimo Ivàn Fischer non si limitava ad accompagnare, ma sapeva instaurare un dialogo constante e spontaneo con il solista. Impalpabile e commovente il bis proposto da Leleux: la Danza degli spiriti beati dall’Orfeo ed Euridice di Gluck, mentre Fischer ha terminato il concerto con una spiritosa Polka “ornitologica” per cucù e orchestra di Johann Strauss jr.

Massimo Viazzo

operaclick.com